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Proviamo a rispondere al quesito riportando brevi stralci dal buon libro “
Scautismo, umanesimo cristiano”, che ci sembra fornire valide motivazioni per buttarsi in questo “Grande Gioco”.

stellapolare
L’intuizione di B.P. è semplice: osservare il ragazzo e coglierne i desideri e le attese profonde, far leva sulle sue capacità e qualità ed offrirgli occasioni stimolanti in grado di valorizzarle. Educare significa quindi favorire l’autoeducazione, aiutando il ragazzo a “tirare fuori” il positivo che ha in sé, in un contesto di esperienze vissute volentieri e liberamente, insieme ad altri amici suoi pari e guidato da un adulto educatore. Compito del capo “è quello di far esprimere liberamente ciascun ragazzo scoprendo ciò che vi è dentro, e quindi prendere ciò che c’è di buono e svilupparlo”, sapendo che “anche nel peggiore carattere c’è il 5% di buono. Il gioco consiste nel trovarlo e quindi svilupparlo fino all’80-90%” (Baden Powell, Il libro dei Capi, 1899).

L’amore per la natura e la
vita all’aria aperta, uno stile di vita essenziale e sobrio, l’amore per la libertà e la capacità di assumersi le proprie responsabilità nel mondo, la disponibilità a rendersi utili ed aiutare gli altri, la generosità e la gratuità che si trasformano in spirito di servizio, una spiritualità che porta a riconoscersi figli di Dio e quindi fratelli e sorelle che sappiano utilizzare al meglio la vita ed i talenti che ci ha donato.

La chiave della relazione educativa è la fiducia, da dare ai ragazzi prima ancora di poterla meritare da loro.
Il Gruppo diviene così un ambiente educativo gioioso e stimolante, capace di formare il carattere e la personalità dei ragazzi.

La proposta scout, pur identica in tutto il mondo, può essere vissuta e adattarsi ai diversi culturali e religiosi. I suoi principi, sintetizzati nella
Promessa, nella legge scout e nel motto, manifestano, comunque, i caratteri di un umanesimo in cui l’impegno dell’uomo per realizzarsi è visto inscindibile con l’aiuto di Dio.

Lo
spirito scout porta quindi a una visione ottimistica dell’uomo e grande fiducia nella sua possibilità di essere felice e lasciando il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato.

Non è solo un “essere buono” di vetrina, non si tratta solo di fare buone azioni o accompagnare vecchine recalcitranti da una parte all’altra della strada, ma di sviluppare le proprie competenze per essere utile agli altri, in un ottica di condivisione e collaborazione nel quale i talenti di ognuno devono essere messi al servizio di tutti.
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